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Stefano Costa

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A quasi una settimana dalla conclusione del 4° workshop “Free software, open source e open formats nei processi di ricerca archeologica”, riesco finalmente a condividere qualche pensiero disorganico che ho raccolto nei due giorni di incontro, che sono stati veramente intensi. In questa non-sintesi mi soffermerò su alcuni aspetti in particolare, e non ho nessuna pretesa di riuscire a riassumere l’intero corso delle due giornate. Credo che la migliore sintesi possa risultare da una pluralità di interventi: segnalo per ora l’entusiasmo dell’amico Mario Trabucco. La prima sessione sui processi aperti radunava interventi parzialmente eterogenei, il nucleo dei quali era costituito dalle relazioni di Gabriele Gattiglia, Paolo Vigliarolo, Mario Trabucco: da punti di vista diversi (metodologia archeologica, possibilità offerte dal web 2.0, quadro normativo e consuetudini) è stato descritto un altro modo possibile di operare per quanto riguarda la condivisione e la libera circolazione dei dati. È evidente a questo riguardo la necessità di un confronto con il ministero, l’ICCD e tutte le soprintendenze (senza necessariamente rispettare l’ordinamento gerarchico). Su questo tema il grupporicerche ha presentato http://iccd.iosa.it/ e le tematiche che ne sono alla base, legate sostanzialmente alla condivisione di strumenti conformi di fatto alle specifiche emanate dall’ICCD stesso, interamente basati su software libero. Il 7 maggio si terrà presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Genova un incontro organizzato sempre dal grupporicerche su “Diritti d’autore e banche dati per i Beni Culturali”, con la partecipazione di Federico Morando (NEXA-POLITO) e di alcuni funzionari della Soprintendenza Archeologica della Liguria. Riguardo alla circolazione dei dati, spesso l’approccio al problema è ancora troppo teorico, in una certa misura distaccato dal problema concreto. Credo che in parte questa immaturità sia da ricondurre alla percezione di una certa inadeguatezza del panorama metodologico attuale rispetto alle spinte innovative di cui siamo portatori. Tuttavia, non possiamo pensare di evolvere in una nuova archeologia senza impegnarci in primis per una buona archeologia. La buona teoria e il buon metodo sono tali se si traducono e dialogano con una buona pratica della ricerca (intesa non solo come ricerca sul campo, ma in senso lato di processo operativo e conoscitivo) e viceversa.

Per quanto riguarda specificamente il software, sono state presentate alcune nuove cose interessanti (su cui eventualmente mi soffermerò in un post successivo), anche se mi sembra che il problema originale rimanga ancora vivo: condividere tramite licenze libere è un prerequisito fondamentale per poter lavorare insieme e collaborare anche su temi di ricerca concreti. Nella presentazione sul progetto IOSA ho “denunciato” come inaccettabile il fatto che pochissimi dei programmi presentati ai workshop precedenti fossero effettivamente stati condivisi, e purtroppo devo notare come ancora dopo questo quarto incontro la questione rimanga aperta (con qualche uscita preoccupante di chi vorrebbe creare una comunità intorno al proprio software senza rilasciarlo). Non credo sia solo fortuito il fatto che i pochi casi in cui il software è stato effettivamente rilasciato sotto forma di codice sorgente libero siano da ricondurre ai gruppi di ricerca più da lungo tempo radicati in questo percorso comune. Con la presentazione dei progetti software sviluppati nell’ambito del progetto IOSA, abbiamo voluto anche indicare non solo che rilasciare i propri programmi è possibile, ma anche indicare in maniera dettagliata quali sono gli strumenti che vanno utilizzati per questi fini: ormai riteniamo che solo con giustificazioni fittizie si possa rinunciare a condividere il proprio lavoro. E in ogni caso, nessuno è costretto a farlo, ma per lo meno si richiede un minimo di coerenza nel momento in cui ci si presenta a questo incontro esplicitamente dedicato al software libero. Mi rammarica sinceramente notare come si faccia un uso ormai privo di significato dell’aggettivo aperto/open, di cui si è totalmente persa l’accezione di condivisione, rendendo quindi effettivamente necessario spiegare ancora cosa intendiamo quando parliamo di software libero.

Sempre più l’hardware si conferma come un nuovo campo di sperimentazione, con molte opportunità e analogamente molti rischi, in primis quello di allontanarsi in maniera sostanziale dall’obiettivo di ricerca. In questo settore più che in altri è quindi essenziale avere precisamente chiare le necessità che spingono alla creazione di strumenti nuovi (una pratica peraltro ottima, tipica di molte scienze sperimentali). È comunque evidente che, come nell’ambito degli strumenti informatici, avvertiamo la carenza di utensili pensati appositamente per quello che facciamo. La continuità è un argomento che mi è sempre stato particolarmente a cuore, sin da quando nel 2006 decisi di creare una mailing list internazionale per allargare il dibattito che era sorto a Grosseto. L’anno scorso abbiamo abbassato il tiro, con una mailing list solo italiana, ma i problemi sono gli stessi: carenza di discussione, soliti noti che scambiano e-mail senza stimolare il pubblico a intervenire. Mi domando quale e se ci sia una soluzione a questo problema: forse uno strumento diverso (un forum?) potrebbe aiutare maggiormente le persone ad intervenire? Certamente gli incontri dal vivo svolgono un ruolo insostituibile, e proprio per questo ho ripetuto credo alla nausea che è fondamentale aumentare le occasioni di incontro, senza la pretesa di discutere dei massimi sistemi e di esserci ogni volta tutti quanti. Quindi largo all’iniziativa locale, ai seminari spontanei, alle discussioni non solo in università ma anche al bar.

Parlando di continuità, l’anno prossimo il workshop si terrà a Foggia, organizzato dal Dipartimento di Scienze Umane. Non ci sono ancora dettagli di nessun tipo, ma siamo contenti di muoverci verso sud, non solo per ragioni climatiche ma anche nella speranza che - itinerando - un numero sempre maggiore di studenti, docenti, professionisti e ricercatori in genere possa aggregarsi al nostro gruppo e contribuire alla costruzione di un percorso veramente condiviso di apertura dei processi di ricerca archeologica.