Stefano Costa bio photo

Stefano Costa

Email Twitter Github

Note for non-Italian readers: an English version is coming soon.

Il 3° workshop “Free software, open source e open formats nei processi di ricerca archeologica” si è svolto nei giorni 8 e 9 maggio 2008 a Padova, organizzato dal Dipartimento di Archeologia dell’Università con il supporto e il patrocinio di numerose istituzioni, enti e associazioni.

Dopo aver organizzato in prima persona con il grupporicerche la scorsa edizione di Genova, quest’anno il mio ruolo nel comitato scientifico è stato certamente più rilassante ma non meno interessante. Riassumendo, il workshop è andato veramente molto bene,

Anzitutto quindi un grazie ai ragazzi di Padova e ad Arc-Team che hanno organizzato un incontro interessante e di alto valore, pur senza perdere quello spirito aperto e informale che ci portiamo dietro sin dal concepimento di questi incontri.

La giornata di giovedì 8 è stata dedicata a presentazioni introduttive sul software libero e interessanti tutorial sull’utilizzo della distribuzione ArcheOS e dei programmi in essa contenuti. Le esercitazioni si sono svolte presso il Dipartimento di Statistica dell’Università. Ho avuto modo di seguire quelle del pomeriggio come spettatore e sono rimasto molto colpito dal numero degli iscritti (oltre 50), oltre che dalle ottime esercitazioni guidate da Luca, Denis e Piergiovanna.

Il workshop vero e proprio si è tenuto venerdì 9. Durante la sessione della mattina siamo riusciti (quasi) per la prima volta ad avere delle relazioni che, pur parlando di software, lo lasciavano in secondo piano per concentrarsi sull’archeologia. Quindi “meno software, più archeologia” (una equazione che cercavamo sin dalla prima edizione del workshop), ma forse si è trattato più che altro di “software invisibile”, ed efficiente. Dopo 3 anni di workshop, è chiaro a tutti che nessuno ha voglia di ascoltare che è stato usato un database open source o un webgis. E anche nella selezione delle relazioni il comitato scientifico si è mosso in questa direzione. Il workshop sta crescendo e credo di possa dire lo stesso del gruppo di persone che lo segue.

Il pomeriggio, nella sessione e nella discussione finale dedicate alla circolazione dei dati e al diritto d’autore sono emersi molti spunti, idee e una decisa volontà di collaborare sul tema. Anzitutto si è visto il coinvolgimento di tanti giovani studenti e professionisti (inclusa anche la Confederazione Italiana Archeologi), un segnale forte di volontà di cambiamento.

Un primo punto che abbiamo raggiunto è quello di superare l’ideologia di scontro tra soprintendenza, università e professionisti per calarci in una ottica di collaborazione. Le istituzioni statali e pubbliche erano presenti al workshop: oltre alla Sovrintendenza del Trentino, teniamo anche conto che Fastionline è un progetto a cui prende parte l’ICCD e che il CNR sarà addirittura l’organizzatore il prossimo anno. Questo fa ben sperare per quanto riguarda la capacità di incidere anche a livello decisionale, sia in campo tecnico (software) sia nell’apertura degli archivi e dell’informazione archeologica.

Altro punto nodale è la partecipazione dei professionisti (tra gli altri Arc-Team, la Cooperativa Parsifal e la Confederazione Italiana Archeologi) sia come relatori sia nel pubblico: c’erano tanti giovani e meno giovani che lavorano come liberi professionisti e nelle cooperative. Uscire dall’accademia è sempre una bella cosa e mi pare che in questo caso lo sia ancora di più, perché parliamo di un settore lavorativo non facile. Io spero e credo che sia chiaro che tutti gli sforzi per un maggiore riconoscimento del lavoro intellettuale degli archeologi sul campo vanno e devono andare necessariamente nella direzione di una maggiore libertà di circolazione e non viceversa.

Come nota a margine, vorrei sottolineare la necessità, davvero palpabile, di tornare a parlare di politica archeologica in Italia. Alla generazione cresciuta negli anni ‘80 questo può sembrare banale o superfluo, ma se in un incontro partito da problematiche (quasi) squisitamente tecniche si finisce a parlare di clausole nei contratti di lavoro credo che questo workshop stia svolgendo il ruolo di “valvola di sfogo” per un problema reale.

Riguardo alla condivisione dei dati, abbiamo fatto importanti passi avanti. Questo è dovuto soprattutto al fatto che lo scorso anno non ci eravamo ancora resi conto che prima di parlare di diritti d’autore e licenze libere dovevamo capire chi era il titolare di quei diritti. La nostra discussione era troppo avanti rispetto al discorso che avremmo dovuto fare. Gli interventi dell’avvocato Baldo e di Federico Morando hanno delineato con chiarezza che da un lato esistono le condizioni giuridiche (ma non sempre quelle burocratiche) per far circolare liberamente i dati archeologici, e che una volta chiarito chi sono i titolari dei diritti d’autore ci sono semplici strumenti (licenze Creative Commons ovvero «alcuni diritti riservati» e gestione flessibile delle libertà, e ancora un addendum sul modello americano per i contratti di lavoro e di pubblicazione) che permettono di non bloccare la produzione intellettuale in un libro o un cassetto. L’intervento fortemente programmatico della Confederazione Italiana Archeologi ha chiaramente fatto intendere la portata della questione a livello professionale. Le domande poste sul piatto sono state molte e non c’ stato tempo per risolverle tutte, come era prevedibile e auspicabile. La presentazione dei Fastionline ha permesso di capire i possibili scenari di studio, ricerca e tutela che avremo a disposizione quando finalmente tutte le parti interessate (gli stakeholders) inizieranno a collaborare invece che pestarsi i piedi. E contribuire quando possibile a questo progetto è un primo passo importante.

Quando sono arrivato a casa, ho pensato che tutto l’entusiasmo e l’interesse che si era raccolto nel pomeriggio di venerdì non poteva andare disperso per 12 mesi prima di un altro workshop. Ne ho parlato con gli amici di GFOSS.it e abbiamo quindi attivato una mailing list dedicata (archeologia@gfoss.it). Probabilmente molti sono iscritti alla mailing list internazionale che fu creata due anni fa subito dopo Grosseto: anche se ha più di 100 iscritti, quella mailing list non funziona molto. Credo che fare un passo indietro rispetto all’idea di due anni fa (che era buona in teoria, ma meno in pratica) e limitarci all’Italia potrebbe essere più sensato. Anche perché stiamo discutendo principalmente di problemi legati alla realtà accademica, professionale e giuridica italiana, non avrebbe senso discuterne in inglese. Se anche all’estero ci sono/saranno simili riflessioni, sarà bene confrontarcisi, ma non prima di avere elaborato qualcosa di valido in Italia. Rimbocchiamoci le maniche e iniziamo da oggi a costruire il workshop di Roma 2009.